Handbrake 1.3.3.x in debian 10 – video transcoder – installazione con compilazione

Hanbrake logo

HandBrake: Open Source Video Transcoder, apprezzato programma multipiattaforma (Linux, Windows, MacOS) per la trascodificata video, attualmente è giunto alla versione 1.3.3 ( 16/06/2020 )
Per chi utilizza debian 10 stable il pacchetto disponibile è la versione 1.2.2 così descritto:

Package: handbrake (1.2.2+ds1-1)
strumento versatile per estrazione di DVD e transcodifica di video (GUI GTK+) 

HandBrake è uno strumento versatile e facile da usare per convertire DVD e altri video in oggetti multimediali in formato H.264, XViD o Ogg. È particolarmente utile per creare video che sono compatibili con dispositivi video portatili, come gli iPod/iPhone Apple o la PSP Sony.
Questo pacchetto contiene la variante grafica, ghb.

Da tempo per chi usa Ubuntu è possibile utilizzare l’ultima versione di handbrake grazie  il ppa  stebbins Packages in “HandBrake Releases” : HandBrake Releases : John Stebbins. Per chi utilizza Debian 10 propongo l’installazione passando per la compilazione.

Installare l’ultima versione di Handbrake in Debian 10.x da terminale

La procedura di compilazione di handbrake in Debian 10 è descritta compiutamente in due pagine del sito handbrake https://handbrake.fr/docs/en/latest/developer/install-dependencies-debian.html qui viene riportata in un unico post.

Prima fase predisporre debian per la compilazione installando tutte le dipendenze necessarie. In fondo al post l’elenco dei comandi e dei pacchetti

Installare le dipendenze per Debian 10 Buster:

sudo apt-get update
sudo apt-get install autoconf automake build-essential cmake git libass-dev libbz2-dev libfontconfig1-dev libfreetype6-dev libfribidi-dev libharfbuzz-dev libjansson-dev liblzma-dev libmp3lame-dev libnuma-dev libogg-dev libopus-dev libsamplerate-dev libspeex-dev libtheora-dev libtool libtool-bin libturbojpeg0-dev libvorbis-dev libx264-dev libxml2-dev libvpx-dev m4 make meson nasm ninja-build patch pkg-config python tar zlib1g-dev

Attenzione che siano installati i pacchetti meson e nasn dipendenze specifiche per buster

sudo apt-get install meson nasm


Per installare con il supporto Intel Quick Sync Video, installare le dipendenze QSV.

sudo apt-get install libva-dev libdrm-dev

Per disporre dell’interfaccia grafica GTK (GUI), è necessario installare le dipendenze grafiche.

sudo apt-get install intltool libappindicator-dev libdbus-glib-1-dev libglib2.0-dev libgstreamer1.0-dev libgstreamer-plugins-base1.0-dev libgtk-3-dev libgudev-1.0-dev libnotify-dev

e

sudo apt-get install libwebkit2gtk-4.0-dev || sudo apt-get install libwebkitgtk-3.0-dev

Adesso che tutte le dipendeze sono disponibili è possibili scaricare il repository handbrake presente su git e procedere alla compilazione:

clonare il repository Handbrake con

git clone https://github.com/HandBrake/HandBrake.git 

cd HandBrake

personalmente ho fatto qualcosina di un po’ più radicale utilizzando la directory /opt ma non è necessario

Le fasi per la compilazione installazione sono le solite:

./config             #   .1 
make                 #   .2
make check           #   .2b  ( per controllare la compilazione )
sudo make install    #   .3   ( per installare ) 

config può essere lanciato con alcune opzioni. Questo il comando base:

./configure --launch-jobs=$(nproc) --launch

Se si desidera il supporto per Quick Sync Video aggiungere l’opzione

--enable-qsv

Per disporre di handbrake da sola linea di comando disabilitare l’interfaccia grafica appendendo l’opzione

--disable-gtk

Lanciato ./config avremo nella directory Handbrake il comando da terminale HandBrakeCLI

Se compilato con l’interfaccia grafica come in questo caso avremmo la handbrake GUI ghb in Handbrake/gtk/src

L’installazione è opzionale e può essere eseguita secondo tradizione con

sudo make --directory=build install

Per ricompilare rimuovere la directory  build con:

rm -rf build

Per avviare Handbrake da terminale si deve digitare un acronimo derivato da handbrake-gtk.

:~$ ghb

Sources:

  • I files multimediali più comuni che le librerie libavformat e libavcodec supportano.
  • Quasiasi DVD o Bluray-like che non sia “copy-protected”. (la rimozione della protezione della copia non è supportata)

Outputs:

  • Formato files contenitore  : MP4(M4V),  Matrosca (MKV) e WebM
  • Video: H.264(x264), MPEG-4(ffmpeg), MPEG-2(ffmpeg), or Theora(libtheora)
  • Audio: AAC, CoreAudio AAC/HE-AAC (OS X Only), MP3, Flac, AC3, or Vorbis. AC-3, DTS, DTS-HD, AAC and MP3 pass-thru

Handbrake documentazione

Utilizzare handbrake

Alcune brevi considerazioni

Format:  I containers disponibili sono Matroska ( MKV ) e MP4 ( M4) e WebM

Convertire file .m4v in mp4

Se il codec video utilizzato è H264 il formato m4v può essere convertito nel più classico e diffuso .mp4 semplicemente rinominado l’estensione. In questo modo semplici NAS e media player potrebbero essere agevolati nello streaming del file multimediale.

Handbrake in genere non necessità di particolari impostazioni basta selezionare uno dei profili di destinazione tra i molti disponibili è premere il pulsante Start per avviare la conversione del file.

Handbrake 1.3.3 Presets e Pannello Video per la personalizzazione

Presets: Sulla destra sono disponibili i diversi presets suddivisi in 3 categorie General, Web, Devices, Matroska e Production.

Benchè le impostazioni di default rappresentani in genere un ottimo tra qualità e dimensione del file ci sono diversi pannelli e schede per personalizzare la conversione.

Disponibile anche la funzione Preview.
Nella scheda Dimension è disponible anche la funzione cropping.

Filter: La scheda filter consente di deinterlacciare un eventuale video interlacciato.

Video: la scheda consente di variare il video encoder oltre ad H.264 sono disponibili mpeg-2 e – mpeg-4 e VP3 Theora e di regolare il livello di compressione.

Audio: la scheda consente di agire per ogni traccia audio è possibile modificare l’encoder  e la qualità agendo su compressione  ( bitrate  ) e Mix.

Le altre schede disponibili rigurdano i Sottotioli, i Capitoli e i Tags.

Dipendenze:

  • autoconf
  • automake
  • build-essential
  • cmake
  • git
  • libass-dev
  • libbz2-dev
  • libfontconfig1-dev
  • libfreetype6-dev
  • libfribidi-dev
  • libharfbuzz-dev
  • libjansson-dev
  • liblzma-dev
  • libmp3lame-dev
  • libnuma-dev
  • libogg-dev
  • libopus-dev
  • libsamplerate-dev
  • libspeex-dev
  • libtheora-dev
  • libtool
  • libtool-bin
  • libturbojpeg0-dev
  • libvorbis-dev
  • libx264-dev
  • libxml2-dev
  • libvpx-dev
  • m4
  • make
  • meson
  • nasm
  • ninja-build
  • patch
  • pkg-config
  • python
  • tar
  • zlib1g-dev

Dipendenze per QSV ( Intel Quick Sync Video dependencies ) (opzionale):

  • libva-dev
  • libdrm-dev

Dipendenze per l’interfaccia Grafica:

  • intltool
  • libappindicator-dev
  • libdbus-glib-1-dev
  • libglib2.0-dev
  • libgstreamer1.0-dev
  • libgstreamer-plugins-base1.0-dev
  • libgtk-3-dev
  • libgudev-1.0-dev
  • libnotify-dev
  • libwebkit2gtk-4.0-dev (libwebkitgtk-3.0-dev for Debian 9)

Risorse:

Aggiornare Ubuntu 18.04 LTS a Ubuntu 20.04

Ubuntu
Focal Fossa

In aprile è stato rilasciata la nuova versione LTS di Ubuntu 20.04 focal fossa . Di fattto è da tanto che utilizzo Debian e solo saltuariamente Ubuntu.
Ubuntu nel tempo era diventato troppo instabile per i miei gusti e finestre come quella in basso veramente erano diventate troppo fastidiose e …

This image has an empty alt attribute; its file name is image-2.png

Tuttavia ubuntu ha sempre manifestato una maggior attenzione ai nuovi dispositivi pertanto mi sembra essere una scelta interessante per i dispositivi touchscreen. Attualmente da qualche tempo sto cercando ad utilizzarlo in un pc 2 in 1 come il bel Fujitsu Lifebook T936 una macchina del 2016. Purtroppo al momento l’esperienza con ubuntu 18.04 LTS con Gnome 3 è piuttosto frustrante.

Per correttezza infatti devo ammettere che in questo tipo di dispositivi con con il touchscreen, la modalità tablet, il login con impronta digitale e tante altre amenità windows 10 è decisamente più comodo e funzionale. Poi mi consola anche il palliativo della bash linux introdotta in windows 10.

Da linuxiano non posso desistere alla possibilità di utilizzare linux quindi in questo post mi avventuro nell’update della 18.04 installata alla nuova Ubuntu 20.04 LTS. Nel post pertanto i passaggi necessari per effettuare l’upgrade alla ubuntu focal fossa da terminale.

Ecco il risultato finale

Upgrade da terminale di Ubuntu 18.04 a 20.04

I comandi da terminale da lanciare non sono molti ovviamente trattandosi di una operazione piuttosto critica ci vogliono diverse precauzioni: backup, disabilitazione dei repository di terze parti.

Prima di avviare il passaggio di versione. Fare l’upgrade completo della versione 18.04 LTS

$ sudo apt update
$ sudo apt upgrade

riavviare

$ sudo reboot

si può verificare la versione installata con

$ lsb_release -a
No LSB modules are available.
Distributor ID: Ubuntu
Description: Ubuntu 18.04.4 LTS
Release: 18.04
Codename: bionic

Possiamo salvare i dati importanti, effettuare un backup oppure anche clonare l’installazione 18.04 con clonezilla Nel blog anche c un utilizzo decisamente più sofisticato di clonezilla: CloneZilla – Clonare un hard disk su un disco più piccolo

Prima di passare all’upgrade possiamo pulire un po’ ubuntu con

sudo apt –purge autoremove

Verificare la presenza ed eventualmente installare l’ update tool di Ubuntu

$ sudo apt install update-manager-core

Adesso è possibile lanciare il comando per l’upgrade alla nuova versione

$ sudo do-release-upgrade

Se appare il messaggio

$ sudo do-release-upgrade
Verifica un nuovo rilascio di ubuntu
Non c'è alcuna versione in sviluppo disponibile di una LTS.
Per avanzare alla versione non-LTS più recente
impostare Prompt=normal in /etc/update-manager/release-upgrades.

forzare l’installazione dell’ultima versione LTS con l’opzione -d

LIFEBOOK-T936-U:~$ sudo do-release-upgrade -d
Verifica un nuovo rilascio di ubuntu
Scaricamento di:1 Firma dello strumento di avanzamento versione [1.554 B]
Scaricamento di:2 Strumento di avanzamento versione [1.342 kB]
Recuperati 1.343 kB in 0s (0 B/s)
autenticazione di «focal.tar.gz» con «focal.tar.gz.gpg»
estrazione di «focal.tar.gz» 

Lettura della cache

Controllo gestore dei pacchetti
Lettura elenco dei pacchetti… Fatto
Generazione albero delle dipendenze
Lettura informazioni sullo stato… Fatto
Trovato http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu bionic InRelease
...

Calcolo delle modifiche
Avviare l'avanzamento di versione?
2 pacchetti installati non sono più supportati da Canonical. È
possibile continuare a ottenere supporto dalla comunità.
23 pacchetti stanno per essere rimossi. 352 nuovi pacchetti stanno
per essere installati. 1604 pacchetti stanno per essere aggiornati.
È necessario scaricare un totale di 1.251 M. Questo scaricamento
richiederà circa 14 minuti con la propria connessione.
L'installazione degli avanzamenti di versione può richiedere diverse
ore e non è possibile annullarlo in un momento successivo.
Continua [sN] Dettagli [d]s
...


Francamente non ho incontrato problemi nell’upgrade.
Di tanto in tanto può capitare di vedersi richiedere l’upgrade di qualche file di configurazione. Niente di troppo problematico. In generale ho preferito l’upgrade alla nuova versione visto l’utilizzo previsto.

Dopo circa un’oretta e il successivo blocco di messaggi ci informa che siamo praticamente arrivati al termine dell’upgrade alla ubuntu 2004

Generazione albero delle dipendenze
...
removing snap gnome-characters
removing snap gnome-logs

Ricerca di software obsoleto
Lettura informazioni sullo stato… Fatto

Rimuovere i pacchetti obsoleti?

280 pacchetti stanno per essere rimossi. 3 nuovi pacchetti stanno per essere installati. 
...
Continua [sN] Dettagli [d]

Qui purtroppo sono uscito. Più per errore che volutamente.
Pertanto ho preferito riavviare e compiere l’ultimo step, la rimozione dei pacchetti in eccesso, con il classico.

$ sudo apt autoremove  

L’upgrade ha richiesto senza backup circa un’oretta. L’installazione 18.04 era piuttosto “basica” questo ha sicuramente facilitato il processo.

Diversi add-on di Gnome sono lì perfettamente funzionanti la cosa mi ha fatto piacere. Non c’è stata perdita di dati. L’organizzazione è stata sostanzialmente conservata fatto non trascurabile. Purtroppo l’avvio è diventato un po’ lento. L’avvio di Windows è decisamente più rapido. Mi sa che dovrò provare una installazione pulita. Comunque vediamo se con gli aggiornamenti della LTS migliora qualcosa.

In modalità notebook Ubuntu Gnome 20.04 non è malaccio a parte la crescente richiesta di risorse che nelle nuove versioni linux sembra innarrestabile( che si voglia superare quella di windows? ).
Il vero limite però è che manca una modalità tablet. Quindi anche se l’interfaccia sembra più attenta alle esigenze dei dispositivi touch molte continuano ad essere le funzioni di questo Fujitsu lifebook che ubuntu 20.04 non riesce a supportare in modo efficace.

Poi se parliamo di modalità notebook non posso non evidenziare che xfce4 è decisamente più reattivo di gnome.

Ubuntu focal fossa gnome + xfce4

Non me lo sarei mai aspettato ma dopo più di 10 anni mi tocca spendere alcune parole a favore della controparte. Windows 10 offre la doppia modalità tablet e desktop. Devo evidenziare che la modalità tablet è funzionale, veloce, stabile ( una conseguenza dell’introduzione dei surface).
Personalmente ho posizionato la barra sul lato verticale sinistro così da porterla utilizzare comodamente con la mano sinistra. L’efficacia del touchscreen è visibile nel video in basso. Quanto si vede è realizzato utilizzando la modalità touch: senza la necessità di utilizzare la tastiera. Il desktop è stato registrato con il buon vecchio CamStudio. Software opensource free un po’ datato. Le registrazioni del desktop sono state assemblate con OpenShot in Debian 10. OpenShot è un editor multipiattaforma free e open source.

Alcune personali critiche a Gnome. La Tastiera a schermo è ancora troppo piccola e non molto funzionale. Il touch è migliorato ma non sempre risponde efficacemente. Registro situazioni al limite dell’instabilità. L’ingradimento e la rotazione dello schermo si attivano troppo facilmente portando a perdere il controllo del dispositivo. Il riconoscimento delle impronte digitali è assente. Sono convinto che tutto questo dipenda dalla mancanza dei driver specifici. La macchina in questione però è del 2016 pertanto si poteva sperare in un maggior supporto.
Mi sa che per il momento dovrò continuare con windows 10.

Comunque vediamo se con gli aggiornamenti della LTS migliora qualcosa. Ho qualche dubbio…

Risorse:

Come determinare l’Harware del pc in Linux – Programmi ad interfaccia grafica

Linux mette a disposizione diversi strumenti per conoscere i dispositivi hardware presenti in un computer. Anche se il terminale la fa da padrone esistono alcuni strumenti ad interfaccia grafica che consentono di ottenere queste informazioni in modo decisamente più amichevole.

Per un elenco dei programmi e dei comandi da terminale che consentono di determinare l’hardware di un computer si può fare riferimento alla pagina del blog: Come determinare l’hardware del pc – linux

Per quanto riguarda i sofware ad interfaccia grafica hardinfo è probabilmente il programma di riferimento per quanto attiene alle informazioni di un sistema linux .
In XFCE è disponibile in System alla voce System Profile and Benchmark.

hardinfo – System Profiler and Benchmark

In fondo al post informazione aggiuntive su questo storico applicativo.
Esistono comunque anche altri applicativi interessanti che gli utenti meno smaliziati potranno utilizzare ed apprezzare per determinare e controllare l’hardware del sistema in un pc/notebook linux. Fra tutti Cpu-X se non altro perchè cerca di essere l’equivalente su linux del noto programma gratuito windows CPU-X di CpuID .

CPU-X

CPU-X come detto vuole essere una trasposizione per linux del noto CPU-Z. CPU-Z è un software aggiornato di frequente per far fronte al rilascio di nuovi processori che oltre ad informazioni dettagliate sulla cpu, fornisce informazioni su chipset, motherboard, memoria e anche una sezione di benchmark. Il look essenziale è invariato da anni. Di sequito di seguito un confronto dei dati forniti dai due programmi quello per windows 10 CPU-Z ver 1.9.1.0 e CPU-Z per linux vers 3.2.4. I due programmi sono stati fatti girare sullo stesso pc quello descritto nel post X79-P3 – una motherboard X79 completa ben riconosciuta da Debian 10.xx
Per precisione la versione linux utilizza è la debian-testing 10.x.
Come si può notare il sistema dei tab e analogo le informazioni disponibili non sono proprio le stesse. Ovviamente vista la sua lunga storia CPU-Z è più completo e ricco di informazioni. Comunque anche CPU-X come il suo omologo è in grado di estrarre le informazioni in tempo reale adifferenza di hardinfo. In conclusione CPU-X é un programma che si fa apprezzare perchè ci sono molti dati direi che sono abbastanza coerenti con il suo omologo, i sistem di benchmark è come si può notare nelle immagini in fondo sono diversi.

Per installare l’ultima versione la 3.2.4 di CPU-X che è ospitato in github si può fare riferimento alla pagina

https://github.com/X0rg/CPU-X/releases/tag/v3.2.4

in debian 10 conviene utilizzare la versione portable che può essere scaricata con

$ wget https://github.com/X0rg/CPU-X/releases/download/v3.2.4/CPU-X_v3.2.4_portable.tar.gz

decompressa al solito con

$ tar xzvf CPU-X_v3.2.4_portable.tar.gz

quindi avviare CPU-X con

$ cd CPU-X_v3.2.4_portable  
$ sudo ./CPU-X_v3.2.4_portable.linux64

Per installare CPU-Z in debian testing è sufficiente digitare da terminale

$ sudo apt install cpu-z

La versione corrente di CPU-X la 3.2.4 è del gennaio 2019.
Conviene in genere avviare la versione CPU-X ( Root ) che è disponibile nel menu System di XFCE

Status Pilatus

StatusPilatus è una interessante applicazione open source ad interfaccia grafica. Multipiattaforma è disponibile infatti per mac e win ha un look moderno. E’ in grado di fornire una visione d’insieme del sistema. I dati sui singoli componenti sono piuttosto essenziali mentre è privilegiata la parte relativa al monitoraggio. Applicativo è alla versione 0.5.0 merita comunque di essere provato e mostra interessanti spazi di sviluppo. La pagina per il download è https://github.com/PilatusDevs/StatusPilatus/releases/tag/0.5.0

In debian può essere agevolmente installata scaricando il pacchetto specifico di circa 60MB

wget https://github.com/PilatusDevs/StatusPilatus/releases/download/0.5.0/StatusPilatus_0.5.0_amd64.deb

installazione al solito con

sudo dpkg -i StatusPilatus_0.5.0_amd64.deb

se dovessero mancare pacchetti risovere digitando

$ apt -f install

avvio da terminale con

statuspilatus

in xfce4 si va a posizionare nel menu Office. Situazione un po ‘ stravagente …

Hardinfo

L’ immagine di seguito è uno screenshot di più di 5 anni fa. Questo evidenzia come l’organizazione di questo programma non sia sostanzialmente cambiata nel tempo. La versione disponibile infatti è la 0.6 alpha che risale a qualche anno. Le informazioni in diverse sezioni più complete dei programmi citati in precedenza. Tuttavia ad esempio quelle relative al processore non sono aggiornate in tempo reale come avviene in CPU-X così da consentire di ottimizzare le prestazioni o diagnosticare problemi.

Hardinfo computer summary

Per installare System Profile e BenchMark da terminale si digita:

$ sudo apt install hardinfo 

Per avviarlo da terminale si digita il nome originale preferibilmente utlizzando l’utente root così da avere più informazioni

$ sudo hardinfo

Anche la sezione benchmark di hardinfo è più ricca la sezione.
Comunque in linux sono presenti diversi applicativi specifici completi per avere benchmark completi ad esempio Phoronix Test Suite – rilasciata la versione 9.0 – la piattaforma di test e benchmarking per linux e applicativi per informazioni in tempo reale del sistema sia da terminale che grafiche.

Risorse:

X79-P3 – una motherboard X79 completa ben riconosciuta da Debian 10.xx

Ancora un post dedicato alla realizzazione di una macchina debian linux con motherboard x79. La scheda è la versione con connettore verdi della Jingsha X79 – P3. Rilasciata nella primavera estate del 2019 la P3 è una delle più avanzate X79 cinesi attualmente disponibili.

Oltre alla modalità quad channel per l’accesso alla memoria ( 128 GB max ) che può essere come sempre DDR3 U-DIMM ( pc standard – memorie unbuffered ) o R-DIMM ( server – memoria registered ) con e senza controllo di parità (ECC) abbiamo il supporto ai processori con socket LGA 2011.
Precisamente  Xeon E5 v1 (Sandy-Bridge) e Xeon E5 v2 (Ivi Bridge), Xeon 1600 e Core i7 (sandy Bridge-E) che possono essere facilmente trovati di seconda mano a basso costo. 


La X79-P3 presenta inoltre:

  • ben 3 slot PCI-e x16, 1 slot PCI-e x4 e 1 slot PCI-e x1.
  • connettore NVME con supporto al PCI-e x4 che consente il boot diretto ad alta velocità.
  • 4 USB 3.0
  • modalità di sospensione pienamente funzionante in Windows 10
  • 7.1 audio ( ALC892)
  • Status Code su led display a due caratteri ( video in basso ) .
  • nota di colore abbiamo con un Ambient led rossa sulla sinistra una striscia led con effetto fade ( secondo video sotto).

Il chipset di queste schede è, in genere, il chipset X79 nella versione arancio e C602 nella versione con connettori verdi ( versione in esame ).

Per quanto riguarda il connettore NVME va evidenziata una posizione non proprio felice. Infatti se si usa come “game machine” risulta troppo vicino allo slot per la scheda video. Questo comporta che non può essere utilizzato un NVME con dissipatore. Inoltre l’accesso alla NVME richiede la rimozione obligatoria della scheda video.
Ovviamente si può utilizzando un adattatore e montare NVME su uno slot x16 come si intravede nel video sottostante . La velocità del disco sempre di tutto rispetto. In questo video con gli status code si intravede sul secondo slot PCI-e x16 il disco NVME Sabrent Rocket su adapter NVME MFHK (Adattatore NVME NFHK e Intel SSD 660p in Linux )

CONTRO:
Seppur ben confezionata non si può non evidenziare che oramai tutte queste schede vengono spesso fornite senza manuali e senza disco driver.
Trattandosi comunque di una tecnologia con qualche annetto alle spalle in genere sia Windows che Linux riconoscono tutto senza problemi e possibile comunque anche installare driver specifici per Windows. In fondo al post alcuni link eventualmente utilizzabili.

Anche se manca il manuale i vari componenti e connettori sono facilmente individuabili nello schematico sopra riportato.

Questa la versione con connettori arancio la prima rilasciata con il logo Jingsha in evidenza. La versione con connettori in verde non evidenzia particolari differenze a libello di piastra madre. Come già evidenziato il chipset può variare da X79 chipset per desktop C602 per server.

La scheda madre x79 in oggetto, ha stampato sulla piastra X79-P3 v: 1.0.
Da un punto di vista estetico ricorda un po’ la Huananzhi X79 Deluxe è probabile che sia realizzata negli stessi stabilimenti. Però dal lato pratico ci sono importanti differenze inoltre ed è più economica.

Sospensione

Perchè la sospensione in Windows 10 si attivi correttamente conviene impostare a livello di Bios “ACPI sleep state parameter” su “S3 only”.

bios-300x163

In generale nelle motherboard X79 cinesi qualora la sospensione dia problemi conviene controllare che tastiera e mouse non siano collegate a connettori USB 3.0.  Conviene in questi casi utilizzare i connettori USB 2.0 per tastiera e mouse.

Sensori temperatura

Ecco finalmente una X79 cinese con il sensore per la temperatura della motherboard nativamente funzionante.

A voler essere proprio “precisini” dopo ibernazione il sensore della MB potrebbe non riportare il valore correttamente.

Window 10 e Jinghsa X79-P3

Di seguito alcuni report con la scheda la X79-P3 e Windows 10.
Di seguito i dati di test con processore Xeon E5-2630L V2, disco Rocket NVME Sabrent da 256 GB e una scheda grafica XFX RX 580 con 8 GB.

Scheda sotto stress Con OCCT si nota la Cpu al 100% e nessun errore rilevato

X79-P3 sotto stress con OCCT V.5.5.3

Di seguito le performance CrystalDiskMark del NVME Sabrent Rocket da 256GB installato sul secondo connettore PCI x16

Sabrent Rocket 256GB – DiskMark

Linux e Jingsha X79-P3

Debian

L’installazione con Debian 10  non evidenzia problemi e l’unità NVME è ben riconosciuta come disco di avvio.

La scheda madre x79 in oggetto, ha stampato sulla piastra X79-P3 v: 1.0.

Chipset riconosciuto

lshw | grep chipset
product: C600/X79 series chipset PCI Express Virtual Root Port
....

CPU-X portable – CPU-Z per linux ( quasi )

Phoronix benchmark

Test sommario con phoronix Unigine Heaven v4.0.
Il risultato è migliorabile anche perchè il test è stato avviato con altre applicazioni attive.

phoronix-test-suite run unigine-heaven
X79-P3 Phoronix Unigine-Heaven

Breve video con Unigine-Heaven v.4.0. Modalità windows.

Avvio del test con

phoronix-test-suite run unigine-heaven

Per quanto attiene ai consumi ovviamente si passa da 85 Watt 225- 250 watt

Linux disco SSD NVME

In Debian 10 testing la velocità del disco SSD NVME è in linea con quanto registrato da CristalDiskMark in Windows 10

Dettagli della configurazione di test:

Dettagli del sistema testato.

Il sistema è stato assemblato utilizzando hardware usato o già a disposizione. Nuova la sola mortherboard.

  • Motherboard x79-P3 V.1.0 LGA 2011 ( circa 83 Euro Amazon )
  • CPU: Intel Xeon E5-2630L V26 core CPU ( usato )
    Dissipatore : ARCTIC Alpine 20 CO
  • RAM: 32GB DDR3 1333 R-DIMM ECC Samsung
  • Scheda Video XFX AMD RX580 8GB
  • SSD NVME Sabrent Rocket 256GB
  • Sistema Operativo: Debian 10 testing
  • Alimentatore da 460 Watt
  • Nessun overclock

Dettagli del sistema grazie ad inxi

# inxi -Fxz
Specifiche del sistema basato sulla X79-P3 utilizzando inxi

System information via phoronix suite

# phoronix-test-suite system-info

I vari tipi di memoria sono descritti sinteticamente nel post:  Memorie DIMM SDRAM DDR: U-DIMM, U-DIMM ECC, R-DIMM, R-DIMM ECC.

Come già evidenziato nessun problema nell’installazione di Debian se non la necessità di installare i soliti driver non free per la scheda di rete  firmware-realtek_0.43_all.deb.  Ubuntu non dovrebbe richiedere neppure questo mettendo da subito a disposizione anche i driver non free.

Caratteristiche della scheda:

  • Chipset: C602/X79 
    Product Name: X79-P3
  • Cpu:  Xeon E5 1600 e 2600 V1 e V2 , core i7 Sandy Bridge-E
  • BIOS: American Megatrend v 4.6.5  data 10/29/2019
  • Memory4 x 240pin DDR3 1333/1600/1866 , quattro canali, capacità massima dichiarata 64 GB
  • PCI Express:
    • 3 x PCI Express x 16 supporta schede grafiche PCI 3.0,
    • 1 x PCI Express  x  4
    • 1 x PCI Express  x  1
  • LAN:  RTL 8111el   Realteck 10/100/1000 LAN
  • SATA:
    • 1 x NVME ( PCI-e x4 @3.0)
    • 2 x SATA 3.0
    • 4 x SATA 2.0
  • Audio: Realteck ALC6892 7.1 Channel
  • USB: 4 x USB 3.0 ( + su chassis ) ,  4 x USB 2.0 ( + remote su chassis)
  • 1 x CPU Fan ( 4pin ) , 1 x case fans
  • 1 x RS232
  • I/O connectors:
    • 1 Ps/ 2  Keyboard
    • 1 Ps/2 Mouse
    • 1 RJ45  Giga LAN Realteck
    • 4 x USB 3.0
    • 2 x USB 2.0
    • audio:  input/output/mic
    • 7.1 Channel Audio
    • Ovviamente mancano connettori per display
  • Dimensioni: 305 mm x 220mm ATX
  • Brand: Non indicato

Processori supportati

Elenco parziale da aggiornare …

Processori: i7 Core

i7 3820,  i7 3930K,  i7 3960x,  i7 3970x, i7 4820K, i7 4930k, i7 4960x e altri

Processori: Intel Xeon

Xeon v1 ( Sandy Bridge ) e Xeon v2 ( Ivi Bridge )  E5-16xx, E5-26xx, E5-46xx

Elenco esemplificativo di processori Xeon supportati :

 Xeon V.1Xeon V.2
 Xeon E5-1620Xeon E5-1620 v2
 Xeon E5-1650Xeon E5-1650 v2
 Xeon E5-1660Xeon E5-1660 v2
Xeon E5-1680Xeon E5-1680 v2
 Xeon E5-2603 v2
 Xeon E5-2620Xeon E5-2620 v2
 Xeon E5-2628L v2 (basso consumo)
Xeon E5 2630Xeon E5-2630 v2
Xeon E5-2630L ( basso consumo )Xeon E5-2630L v2
 Xeon E5-2637 v2
Xeon E5-2640Xeon E5-2640 v2
Xeon E5-2643Xeon E5-2643 v2
 Xeon E5-2648L v2 (basso consumo)
Xeon E5 2650Xeon E5-2650 v2
Xeon E5 2658 ( usato per il test ) Xeon E5-2658 v2
 Xeon E5-2660Xeon E5-2660 v2
 Xeon E5-2667Xeon E5-2667 v2
 Xeon E5-2670Xeon E5-2670 v2
 Xeon E5-2680Xeon E5-2680 v2
Xeon E5-2687W 
 Xeon E5-2690 v2
 Xeon E5-2695 v2
 Xeon E5-2697 v2
  
Xeon E5-4603 
Xeon E5-4616 
Xeon E5-4640 
Xeon E5-4650 
Xeon E5-4616 

Xeon E5-2630 V2

La cpu Xeon E5-2630L è una cpu a 6 core 12 thread di discreta potenza con consumi come riportato tutto sommato contenuti.

Esempio di test phoronic

Nel corso del test phoronic Smallpt   i consumi massimi del pc sono stati 140 W .  Consumi in idle circa85W.   Nmon evidenzia come tutte le unità di calcolo della cpu XEON siano al 100% nel corso del test.

# phoronix-test-suite benchmark smallpt

Molte sono le CPU Xeon E5-xxxx v1 e v2 rilasciate e che conseguentemente si possono acquistare usate in rete.
Per un computer versatile un processore interessante è senz’altro E5-2650 V2 8 core 95Watt ( 50 euro ) .
Per un computer da gioco privilegiare le cpu con elevate performance per Single Thread praticamente quella con più alta frequenza e magari che supporti l’overclock E5-1620 .
Per un home server vale la pena considerare anche i consumi le versioni a basso consumo marcate L non sono molte. Il TDPdi  65W le rende  decisamente interessanti. Per confrontare le prestazioni in base ai Watt spesi il sito cpubenchmark ha un interessante tabella riepilogativa
https://www.cpubenchmark.net/CPU_mega_page.html

Nell’elenco le CPU sono ordinate per Power performance

Risorse:

Your IP address has changed. Please log in again – cPanel

Se accedendo a cPanel si incorre nell’ errore

Your IP address has changed. Please log in again

che rende impossibile l’utilizzo di cPanel.
Lo screenshot evidenzia l’errore ottenuto utilizzando il browser chrome ver. 79.xx con Debian 10 stable.

cPanel Your ip has changed – Browser Chrome 79.xx – Debian 10

Significa che si sta con tutta probabilità utilizzando una connessione che cPanel non considera sufficientemente sicura ad esempio per cambi troppo frequenti nel numero ip assegnato dal provider quando si accede ad internet.

Esistono diverse soluzioni al problema per quanto mi riguarda consiglio di di utilizzare un browser come il TOR-browser. Il browser in questione usando la rete TOR che ha ip di uscita adeguatemente stabili non creerà incertezze a cPanel sul numero ip con il quale viene raggiunto
Questa è anche un’occasione per fare pratica con un browser che ha il vantaggio di consentire la navigazione anonima ( quasi). Il TOR-browser basato su firefox paga solo il pegno di una navigazione più lenta tuttavia in una rete in cui oramai tutto è ultra tracciato e controllato un po’ di pratica con un interessante browser anonimizzante può essere utile.

Tor Browser
Tor Browser 9.xx


Ecco la pagina main di cPanel disponibile grazie a TOR Browser. La connessione utilizzata è la stessa che provocava l’errore con il browser chrome mostrata a inizio pagina.

cPanel 11 Main Page – accesso utilizzando TOR Browser 9.xx

Alcune diverse alternative per risolvere il problema :
– farsi assegnare e quindi utilizzare un IP statico,
– disattivare o farsi disattivare il controllo di sicurezza
basato sulla “cookie IP validation”
– cambiare ISP … direi eccessivo 🙂
– a pensarci bene ritengo che anche un tunnel ssh utilizzando un server pubblico

Risorse:

Installare Arduino IDE 1.8.12 64 bit in linux debian.

Prendo spunta da una domanda sul blog per realizzare questo post in cui posso descrivere in modo più chiaro come installare Arduino IDE da terminale in linux. Il post è volutamente retrodatato al periodo di rilascio della versione 1.8.12 che risale a febbraio 2020.
La versione Linux presa in considerazione è la debian 10 stable.
Ulteriore precisazione in questa versione sto usando AdopOpenJDK 1.8.0.252 cioè 8 LTS piuttosto che java 11 LTS default di debian 10. Per programmi che utilizzo che si comportano meglio con la 8 piuttosto che con la 11.
Uso la AdoptOpenJDK per i cambi operati da Oracle nel modello per il rilascio delle versioni Java e la licenza associata. E’ da tanto che ho iniziato a scrivere il post sull’utilizzo AdoptOpenJKD ma non lo ho ancora completato. Il blog ha molti post dedicati all’installazione manuale di Oracle Java una volta i file erano scaricabili liberamente adesso è richiesta la registrazione e allora ho cambiato. La AdoptOpenJDK.net community include vendors quali Amazon, GoDaddy, IBM, Microsoft …

$ java -version
openjdk version "1.8.0_252"
OpenJDK Runtime Environment (AdoptOpenJDK)(build 1.8.0_252-b09)
OpenJDK 64-Bit Server VM (AdoptOpenJDK)(build 25.252-b09, mixed mode)

Installazione di Arduino IDE 64 in debian 10

Arduino IDE al primo avvio

Scaricare l’Arduino IDE dalla pagina software: https://www.arduino.cc/en/main/software

Sulla destra il link Linux 64 bit

quello che viene scaricato è il file:

arduino-1.8.12-linux64.tar.xz

creare la directory /opt/arduino e copiarvi il file

sudo mkdir /opt/arduino
sudo cp arduino-1.8.12-linux64.tar.xz /opt/arduino/

cambiare directory e decomprimere

cd /opt/arduino
sudo tar -xvf arduino-1.8.12-linux64.tar.xz

installare con

cd arduino-1.8.12
sudo ./install.sh

la directory dell’ Arduino IDE sarà:

/opt/arduino/arduino-1.8.12

verrà creato il link simbolico: /usr/local/bin/@arduino

Arduino IDE menu XFCE

Risorse:

Adattori USB type C femmina e USB 3.0 maschio per Hub USB type C multifunzione – velocità a 5 Gbps

Orami si possono acquistare a prezzi interessanti diversi Hub tipo C multifunzione che oltre a porte Usb 3.0, presentano lettori SD e TF, porta Ethernet, HDMI 4K e porta di ricarica.
Questi dispositivi sono particolarmente utili quando si utilizzano ultrabook con poche porte o MacBook.

Per poterli utilizzare anche come hub per porte USB 3.0 è necessario dotarsi di un adattore specifico.

Type-C female
USB3.0 male

L’adattore avrà porta USB type C di tipo femmina e una porta USB 3.0 di tipo maschio.

Adattatori USB type C femmina e USB 3.0 maschio

Purtroppo per la struttura di questi adattatori la porta femmina consente di ottenere la velocità di 5 Gbit/s USB 3.0 solo su un lato mentre l’altro lato consente la sola velocità USB 2.0 480Mbps. Del resto USB Type-C (USB-C) è uno standard di connettori ed è compatibile con le versioni USB 3.1, 3.0 e anche 2.0 . Di fatto il Tipo-C è una sostituzione dei precedenti standard Tipo-A e Tipo-B.

Nel grafico l’adattatore collegato con il lato USB-C ottimale. La velocità di lettura e scrittura di una chiavetta Samsung Muf USB 3.0 da 128GB risulta di tipo massimale.

Benchmark Lettura Scrittura su pendrive samsung 128GB Connettore Hub lato 3.1

Se si ruota il cavo Type C del hub di 180° gradi la velocità passa a USB 2.0 con un degrado consistente delle prestazioni.

rotazione Type C di 180°

Come si può vedere dal benchmark le prestazioni in lettura e scrittura della pendrive Samsung 128 diventano proprio quelle di una classica chiavetta USB 2.0.

Benchmark Lettura Scrittura su pendrive samsung 128GB Connettore Hub lato 2.0

In questo caso l’adattore Type C female – USB 3.0 male si comporta come l’adattore Tipo-C femmina e USB 2.0 maschio in basso. Questo adattatore Type-C risulta essere anche decisamente più contenuto in dimensioni e più economico.

Adapter USB C Fem. – USB 2.0 Male

L’hub multifunzione nelle immagini è un iHarper6in1.
Lo stesso comportamento si ottiene anche con altri hub ad esempio il multifunzione Abask 8in1

Abask hub multifuzione 8 in 1

Benchmark lettura scrittura della pen Samsung 128GB con lato Type-C femmina connettore del hub multifuzione Abask 8in1.

Hub Type-C 8in1  con HDMI 4K, Porta Ethernet RJ45, 3 Porte USB 3.0, Lettori SD e TF, Porta di Ricarica PD da 100W

Benchmark Lettura Scrittura su pendrive samsung 128GB – Connettore Hub Abask lato 3.1

Rotazione di 180° gradi del connettore Type-C del hub 8in1 e passaggio alla velocità USB 2.0. Con drastico degrado delle prestazioni che scendono a 480 Mbps

Benchmark Lettura Scrittura su pendrive samsung 128GB – Connettore Hub Abask lato 2.0

Un ultimo test con un Hub Type-C BCMaster. Un semplice Hub con 4 porte 3.0 stesso risultato dei benchmark

Velocità ottimale 5Gbps

Rotazione del connettore e velocità a 480Mbps

Connettore USB

Di seguito caratteristiche tecniche, piedinature, dei connettori USB 1.0, USB 2.0, USB 3.0, USB 3.1, USB type C.

https://de.wikipedia.org/wiki/Universal_Serial_Bus

Nome Versione Velocità
Low SpeedUSB 1.00,15 MB/s
Full SpeedUSB 1.01 MB/s
Hi-SpeedUSB 2.040 MB/s
SuperSpeedUSB 3.0
(USB 3.1 Gen 1)
300 MB/s
SuperSpeed +USB 3.1
(USB 3.1 Gen 2)
900 MB/s
USB 3.2
(USB 3.2 Gen 2×2)
1.800 MB/s
Versione Tensione Amperaggio Potenza
Nominale Ammissibile max. max.
USB 1.0 / 1.1
(Low-Powered-Port)
5 V 4,40–5,25 V 0,1 A 000,5 W
USB 2.0
(High-Powered-Port)
4,75–5,25 V 0,5 A 002,5 W
USB 3.0 / 3.1 4,45–5,25 V 0,9 A 004,5 W
USB-BC 1.2
(USB Battery Charging)
1,5 A 007,5 W
USB Type C 3,0 A 015,0 W
USB-PD
(USB Power Delivery)
5, 12 oder 20 V 5,0 A 100,0 W

Dettagli piedinatura connettore USB 3.0

Piedinatura del connettore USB 3.0 Standard-B e USB 3.0 Powered-B

http://www.thesoundmaster.it/pinouts/usb.php

Piedinatura del connettore USB Type C

https://fr.wikipedia.org/wiki/USB_Type-C

USB Type-C pinout.svg

Risultati immagini per connettore USB type C

Evoluzione dei Connettori USB

da PC Professionale

OTG USB On The Go

In condizioni classiche il collegamento USB vede una periferica agire da master/host il computer e la periferica collegata stampante, chiavetta, … da peripheral/slave. In questi casi il master ha il pieno controllo e governa lo slave. Con l’introduzione dell’USB OTG lo scenario è cambiato non esiste più l’esigenza di differenziare i ruoli fissi di master e slave senza l’esigenza di driver specifici.

Più in dettaglio l’USB On The Go (OTG) fa si che un “cavo” con queste specifiche consenta ad una periferica di agire sia da (1) host, cioè da master ( ad esempio un cellulare legge una memoria esterna ) che da (2) peripheral da slave cioè il cellulare si presenta come una memoria se collegato ad un computer esterno. Quindi banalizzando il cavo OTG USB “On The GO” consente di ampliare le funzionalità di connessione di un dispositivo con connettore USB che così può interagire con una molteplicità di periferiche.

Qualsiasi terminale dotato di porta Type C supporta la tecnologia OTG autoalimentata. Praticamente in questo modo uno dispositivo come una smartphone puo agire da mini-computer.

Gli hub usb tradizionali in genere non supportano la modalità OTG e accettano solo dispositivi slave/peripheral slave.

Esempio


Qui se consideriamo una chiavetta USB dual con due connettori: uno micro USB e uno standard USB A 3.0. Per collegarla ad uno smartphone con un connettore type C standard USB 2.0 ( 480Mbit/sec) possiamo utilizzare un cavo USB con connettore di type C da un lato e USB A femmina dall’altro. Se il cavo è OTG lo smartphone avrà la funzionalità di leggere la chiavetta. Ma anche la possibilità, lo smartphone, di presentarsi come una memoria di massa come se fosse una chiavetta verso un computer . (Cioè grazie al cavo OTG potrà svolgere sia la funzione di master che di slave )

Risorse:

Certificato Wildcard gratuito con Let’s Encrypt e installazione in cPanel – provider Arvixe – debian 10

Let’s encrypt è un autorità di certificazione che, con l’obiettivo di riuscire a cifrare tutte le comunicazioni sul web, offre gratuitamente certificati per il protocollo SSL/TLS. Il protocollo https è un esempio di applicazione del protocollo crittografico TLS/SSL. ACME ( Automated Certificate Management Environment ) è il protocollo utilizzato da Let’s Encript per l’autenticazione e il rilascio dei certificati.

In un precedente post si è descritto come generare certificati Let’s Encrypt e installarli via cPanel: Certificato SSL/TLS gratuito con Let’s Encrypt e installazione in cpanel – provider Arvixe – linux

Da marzo 2018 Let’s Encrypt offre gratuitamente anche i certificati Wildcard. Il certificato Wildcard che vale per domini del tipo *.dominio.it prende il nome proprio dal carattere jolly * in inglese Wildcard. Il certicato Wildcard è di grande comodità con un solo certificato di tipo *.dominio.it è possibile infatti certificare tutti i sottodomini del tipo xxxx.dominio.it.

La procedura per installare certificati wildcard letsencrypt si differenzia da quella descritta in Certificato SSL/TLS gratuito con Let’s Encrypt e installazione in cpanel – provider Arvixe – linux per un maggior numero di dettagli: più immagini, più blocchi di terminale. Gli scripts script riferiti alla fase di rinnovo. Nel caso del certificato Wildcard invece di utilizzare un file per autenticare la proprietà del dominio è necessario aggiungere un record DNS TXT con nome e valore fornito da let’s encrypt.

In debian sono disponibili diversi applicativi per la gestione dei certificati ACME in questo caso verrà utilizzato certbot (python) che è quello consigliato, al momento, da Let’s Encrypt.

Certbot

L’installazione di certbot da terminale è di tipo tradizionale

su 
apt install certbot

Oltre a certbot verranno installati anche una serie di pacchetti python. Il linguaggio in cui certbot è sviluppato.

Per la generazione del certificati utilizzare il comando per la generazione manuale degli stessi con alcuni parametri aggiuntivi

 # sudo certbot certonly --manual --preferred-challenges=dns --server https://acme-v02.api.letsencrypt.org/directory  
 
sudo certbot certonly --manual --preferred-challenges=dns --server https://acme-v02.api.letsencrypt.org/directory  
Saving debug log to /var/log/letsencrypt/letsencrypt.log
Plugins selected: Authenticator manual, Installer None
Please enter in your domain name(s) (comma and/or space separated)  (Enter 'c'
to cancel): siagri.net, *.siagri.net
Cert is due for renewal, auto-renewing...
Renewing an existing certificate
Performing the following challenges:
dns-01 challenge for siagri.net
dns-01 challenge for siagri.net

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
NOTE: The IP of this machine will be publicly logged as having requested this
certificate. If you're running certbot in manual mode on a machine that is not
your server, please ensure you're okay with that.

Are you OK with your IP being logged?
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
(Y)es/(N)o: Y

la verifica della disponibilità diretta (proprietà) del dominio avviene con l’aggiunta di un record TXT alle impostazioni DNS. In questo caso trattandosi di 2 domini due saranno i record da aggiungere del tipo:
Name= _acme-challenge.nome-dominio.xxx
Type = TXT
Record = XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

a terminale avremo:

 Please deploy a DNS TXT record under the name
 _acme-challenge.siagri.net with the following value:

 cTN5jWrb5h4usxn9B8gTO1Gavvs2ZUdHQmNU_MIrQWQ

Before continuing, verify the record is deployed.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Press Enter to Continue


 (This must be set up in addition to the previous challenges; do not remove,
 replace, or undo the previous challenge tasks yet. Note that you might be
 asked to create multiple distinct TXT records with the same name. This is
 permitted by DNS standards.)

Utilizzando cPanel è possibile aggiungere il record TXT alle impostazioni DNS

Precedente record TXT in cpanel

Sostituzione del valore comunicato nei record TXT

prima di premere [Enter] e avviare la verifica conviene accertarsi che i record TXT siano effettivamente disponibili. In questo caso anche una decina di minuti. Il tempo dipende dall’impostazione TTL.

E’ possibile verificare la disponibilità dei record TXT con il comando host:

host -a _acme-challenge.siagri.net
Trying "_acme-challenge.siagri.net"
;; ->>HEADER<<- opcode: QUERY, status: NOERROR, id: 53558
;; flags: qr rd ra; QUERY: 1, ANSWER: 2, AUTHORITY: 0, ADDITIONAL: 0

;; QUESTION SECTION:
;_acme-challenge.siagri.net.	IN	ANY

;; ANSWER SECTION:
_acme-challenge.siagri.net. 599	IN	TXT	"nurUeHu_DSfm0l8kU9y9SrzGDzvr4wwvZFzWvcPDXxs"
_acme-challenge.siagri.net. 599	IN	TXT	"I7NjTUZYZbH_fv-Znj0ML8SJcJc-EbOiMGQwKSHG5Gk"

Received 156 bytes from 8.8.8.8#53 in 137 ms

premetere Entere verrà comunicato il secondo Record TXT.
E cambiare anche il secondo Record TXT.
con Host possiamo verificare che ambedue i record TXT sono quelli indicati le letsencrypt.

host -a _acme-challenge.siagri.net
Trying "_acme-challenge.siagri.net"
;; ->>HEADER<<- opcode: QUERY, status: NOERROR, id: 31089
;; flags: qr rd ra; QUERY: 1, ANSWER: 2, AUTHORITY: 0, ADDITIONAL: 0

;; QUESTION SECTION:
;_acme-challenge.siagri.net.	IN	ANY

;; ANSWER SECTION:
_acme-challenge.siagri.net. 599	IN	TXT	"I7NjTUZYZbH_fv-Znj0ML8SJcJc-EbOiMGQwKSHG5Gk"
_acme-challenge.siagri.net. 599	IN	TXT	"oyUu6-NK4PEK0IhQNhR96FgqXAk_Jp3kMKb4qh0Oyvc"

Received 156 bytes from 8.8.8.8#53 in 178 ms

Al termine la cartella /etc/letsencrypt si popolerà con il certificato e la full chain come indicato nel messaggio che appare a video.

Before continuing, verify the record is deployed.
(This must be set up in addition to the previous challenges; do not remove,
replace, or undo the previous challenge tasks yet. Note that you might be
asked to create multiple distinct TXT records with the same name. This is
permitted by DNS standards.)

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Press Enter to Continue
Waiting for verification...
Cleaning up challenges

IMPORTANT NOTES:
 - Congratulations! Your certificate and chain have been saved at:
   /etc/letsencrypt/live/siagri.net/fullchain.pem
   Your key file has been saved at:
   /etc/letsencrypt/live/siagri.net/privkey.pem
   Your cert will expire on 2020-07-03. To obtain a new or tweaked
   version of this certificate in the future, simply run certbot
   again. To non-interactively renew *all* of your certificates, run
   "certbot renew"
 - If you like Certbot, please consider supporting our work by:

   Donating to ISRG / Let's Encrypt:   https://letsencrypt.org/donate
   Donating to EFF:                    https://eff.org/donate-le


Al termine la cartella /etc/letsencrypt si popolerà con il certificato e la full chain come indicato nel messaggio che appare a video.

Installazione certificato SSL/TLS Let’S Encrypt con cPanel

Adesso che si dispone dei certificati SSL/TLS gli stessi vanno installati utilizzano Manage SSL Sites in cPanel con la stessa procedura evidenziata nel post Certificato SSL/TLS gratuito con Let’s Encrypt e installazione in cpanel – provider Arvixe – linux.

cPanel – Security – SSL/TLS
cPanel – SSL/TLS: Manage SSL sites

Con un taglia incolla andranno caricati il certificato ( file cert.pem ) e la Private Key ( file privkey.pem ). Opzionale chain.pem in Certificate: Authority

SSL-TLS certificate copy

Se tutto va correttamente avremo il messaggio SSL Certificate Successfully …

Qualora di aggiungano nuovi sottodomini sarà sufficiente richiamare il certificato già installato per poter abilitare il protocollo https:

L’unica nota non positiva dei certificati Let’s Encrypt è che gli stessi non hanno durata annuale ma di soli 90 giorni con i wildcard è ampiamente compensata.

Risorse:

Phoronix Test Suite – rilasciata la versione 9.0 – la piattaforma di test e benchmarking per linux

Aggiornamento 2020

Phoronix Test Suite Logo

La Phoronix test suite è una piattaforma di test è benchmarking open source particolarmente completa. Per le macchine linux è probabilmente la più completa. La suite è multipiattaforma pertanto è disponibile anche per i sistemi macOS, Windows …

La suite di test è affiancata dalla una piattaforma di archiviazione per la condivizione dei test: OpenBenchmarking.org

Per l’utilizzo di questa suite di test l’installazione non è obbligatoria è possibile infatti eseguire localmente la suite una volta che il pacchetto è stato decompresso. Unica dipendenza la PHP Command-line in genere disponibile come pacchetto php,php7-cli, php5-cli o php7.

Tra le caratteristiche salienti della 9.0 una nuova versione del visualizzatore dei risultati per offrire più funzionalità che vedrà un ulteriore potenziamento con la versione 9.2. Inoltre miglioramenti nel rilevamento hardware/software e una varietà di altre aggiunte.

La Versione Universal Linux/BDS/MacOS .tar.gz può essere scaricata con

$ wget https://phoronix-test-suite.com/releases/phoronix-test-suite-9.0.0.tar.gz

E decompressa con il solito

$ tar xzvf phoronix-test-suite-9.0.0.tar.gz

Chi usa debian/ubuntu può anche scaricare lo specifico pacchetto .deb con:

$ wget https://phoronix-test-suite.com/releases/repo/pts.debian/files/phoronix-test-suite_9.0.0_all.deb

e installare il pacchetto da terminale con

dpkg -i phoronix-test-suite_9.0.0_all.deb

Il comando base è

phoronix-test-suite 

un test di base valido per la CPU è avviabile con

$ phoronix-test-suite benchmark smallpt

Nell’immagine sotto come si presenta il terminale.
Al termine si vedono le due domande finali e la scelta operata:
– Y (yes) alla domanda di visualizzazione del risultato nel browser.
– N alla richiesta di caricamento dei risultati su OpenBenchmarking.org

Risultato visualizzato a livello di browser

Utilizzo della CPU durante il test smallpt

Centinaia i benchmark e i test per mettere sotto stress i vari componenti del sistema: processore, dischi, memoria, grafica, …

per elencare tutti i tests:

$ phoronix-test-suite list-all-tests

Un esempio di test per le performance 3D

$ phoronix-test-suite benchmark unigine-heaven

oppure installare il test e quindi avviarlo con

$ phoronix-test-suite install unigine-heaven
$ phoronix-test-suite run unigine-heaven

X79-P3 Phoronix Unigine-Heaven

Breve video con Unigine-Heaven v.4.0. Modalità windows.

Molti i comandi disponibili ragruppati nelle categorie:
System, Test Installation, Testing, Batch Testing, OpenBenchmarking.org , Information, Assets Creation, Result Management, Other, Modules, User configuration, … :

$ phoronix-test-suite list-all-tests
Phoronix-test-suite: I primi test elencati dal comando
$ phoronix-test-suite show-result smallpt2x79-e52658-v35B

grazie a phoronix è possibile ottenere le informazioni del sistema con:

$ phoronix-test-suite system-info

Phoronix può elencare anche i sensori presenti nel sistema

$ phoronix-test-suite system-sensors 

Il comando diagnostic consente di visualizzare versione, percorsi di installazione, variabili di vario tipo …

$ phoronix-test-suite diagnostics

Risorse:

Client email Thunderbird – versione 60.8.0 – installazione versione online

Thunderbird logo


L’ottimo thunderbird, il client email multipiattaforma ( linux, windows, mac, etc ) della Fondazione Mozilla è arrivato alla versione 60.8.0. Thunderbird oltre ad essere molto completo, anche anche grazie ai plugin, è decisamente versatile. La sua organizzazione consente un facile trasferimento tra sistemi operativi degli archivi con le email, gli account e i contatti. In questo è possibile avere a disposizione lo stesso ambiente oltre agli stessi contenuti anche in SO diversi.

I miei archivi di posta di Thunderbird contano oramai ben più di 10 anni di vita e nonostante le priodiche pulizie occupano qualche GB di spazio. In questi anni sono stati gestiti in SO diversi e varie distribuzioni linux.

Installazione thunderbird utilizzando il file tar.gz 10 buster

Di seguito la procedura per utilizzare/installare thunderbird utilizzano il file tar.bz2 ufficiale.

Effettuare il download dal sito dedicato

https://www.thunderbird.org

scompattare il file scaricato thunderbird-60.8.0.tar.bz2 con

# tar jxvf thunderbird-60.8.0.tar.bz2

copiare in /opt con

# sudo cp -r thunderbird /opt

creare link sul desktop con

# cd 
# ln -s /opt/thunderbird/thunderbird Desktop/thunderbird

Trasferimento degli archivi tra macchine e sistemi operativi diversi

Per trasferire gli archivi con le email, gli account e i contatti  è sufficiente copiare la directory contenente l’archivio con la posta  di thunderbird, xxxxxxxx.default ( che può essere anche di qualche GB) e modificare in profiles.ini la voce Path= indicando la directory che è stata appena copiata per ritrovarsi anche nel nuovo sistema con lo stesso ambiente e gli stessi contenuti.
il file:profiles.ini con la voce Path da modificare

[General]
StartWithLastProfile=1

[Profile0]
Name=default
IsRelative=1
Path=n8d7ii50.default

Per quanto mi riguarda utilizzo link simbolici per collegare la directory xxx.default contente gli archivi thunderbird. Che si trovano da una decina di anni in altra locazione ( .icedove ) e che sono condivisi da distribuzioni diverse che utilizzano la stessa versione del client thunderbird.

ad esempio la cartella n8d7ii50.default  presente nella cartella ./thunderbird  potrebbe essere un link sinbolico creato con

ln -s /percorso/originale/cartella/icedove/n5d6ii50.default  n5d6ii50.default

o se la cartella è in altra home

ln -s /percorso/cartella/altra/home/user  home

cd .thunderbird
ln -s ../home/.icedove/n8d7ii50.default  .

Note:

In Debian come avviene per l’altro peso massimo di Mozilla Foundation Forefox conosciuto come iceweasel anche Thunderbird è conosciuto anche con il nome di icedove.

Thunderbird presenta una procedura per l’impostazione automatica dell’account abbastanza efficace. Qualora non sortisca un esito positivo si può sempre optare per l’impostazione manuale e volendo il server SMTP ( Outgoing server ) si può impostare separatamente e successivamente associare all’account. In fondo alla finestra account setting.

Risorse: